Val di Funes: un paradiso alpino

Da diversi anni le montagne vedono arrivare un notevole afflusso di turisti. In alcuni casi, complici i social, alcuni luoghi incantevoli sono diventati meta di un turismo caciarone, alla ricerca del selfie acchiappalike (sul lago di Carezza c' addirittura una passerella per i selfie). Le Tre Cime di Lavaredo, il lago di Braies o intere valli come la Val Gardena hanno subito una trasformazione che ha snaturato questi luoghi. Non parliamo poi di localit come Cortina o Madonna di Campiglio, frequentate pi che altro da vip e mai considerate mete degne di attenzione.

In questo contesto, la ricerca di angoli ancora tranquilli in queste montagne uniche al mondo diventa una necessit per chi non ama il caos, la folla, la confusione. Per questi motivi la Val di Funes entrata stabilmente tra le mie mete preferite, una tappa obbligata ogni anno, che regala una delle sue pi famose cartoline con l'immagine della chiesetta di San Giovanni in Ranui, sovrastata dalle imponenti Odle.

La chiesa di San Giovanni in Ranui, con le Odle sullo sfondo.

Qui non troverete discoteche, negozi, locali alla moda, n impianti di risalita o invasi per l'innevamento artificiale, poich la valle non si svenduta alla monocultura dello sci. Qui si rispetta il ciclo naturale delle stagioni, risparmiando preziose risorse idriche ed energetiche. La strada che la collega con la Val Badia e i vicini impianti di Plan de Corones, attraverso il passo delle Erbe, viene addirittura chiusa in inverno per evitare il passaggio di orde di sciatori, oltre che per motivi di sicurezza.

Il mio primo incontro con la Val di Funes

La mia prima volta in questa valle risale a quasi 40 anni fa. Ero con un gruppo di amici e per la prima volta affrontavamo un lungo trekking tra i rifugi delle Dolomiti. Ci capitammo per caso, perch in realt dovevamo solo lambirla, pernottando al rifugio Genova, all'estremit orientale di questa valle, a poca distanza dal crinale che scende verso la Val Badia. Eravamo diretti verso il gruppo del Puez, ma il tempo incerto ci sugger di evitare sentieri impegnativi e decidemmo di scendere in Val di Funes alla ricerca di un riparo. Percorremmo tutta la valle sotto il temporale, risalendo fino al rifugio Brogles, ultimo punto di appoggio all'estremit opposta, verso la Val Gardena. Di quella camminata ricordo solo la vista del rifugio; per il resto, solo tanta acqua.

Il ritorno e la riscoperta

Io e mia moglie vi abbiamo fatto ritorno quattro anni fa, in inverno, e abbiamo riscoperto questa valle fiabesca, in cui si sale e si riscende a piedi, con gli sci o le ciaspole o meglio ancora con gli slittini. Soprattutto questi, tanto che l'abbiamo rinominata la valle degli slittini. Qui la natura fa da padrona, circondati da montagne meravigliose, forse tra le pi belle delle Dolomiti, le elegantissime Odle, che sono l a proteggere la valle dalla confusione della vicina Val Gardena.

I punti di appoggio sono quasi tutti aperti durante la stagione invernale, permettendo di percorrere agevolmente una fitta rete di sentieri, con la comodit di un riparo per il pranzo. Si riscopre cos il piacere di un'escursione in un bosco innevato, nel silenzio della natura, lontani da impianti di risalita e con gli occhi che si riempiono di bellezza.

Gli abitanti della Val di Funes sono custodi gelosi della loro terra. Proteggono con fierezza le loro tradizioni, il paesaggio e lo stile di vita tranquillo che caratterizza questa valle. Allo stesso tempo, accolgono con calore i visitatori che giungono qui con rispetto e desiderio di scoprire l'autentica essenza di queste montagne. Qui ci si sente a casa propria.

Un modello di turismo sostenibile

Incastonata tra le maestose cime delle Odle, la val di Funes si distingue per la sua scelta consapevole di preservare l'ambiente naturale e le tradizioni locali. Rappresenta un modello alternativo di sviluppo turistico, che dimostra come sia possibile valorizzare un territorio senza snaturarlo. Un esempio virtuoso che contrasta con la tendenza alla commercializzazione eccessiva che ha trasformato alcune valli dolomitiche in chiassosi luna park alpini. La valle fa parte del network Alpine Pearls, che promuove progetti di turismo sostenibile e mobilit dolce, la lentezza al posto della velocit.

Scegliere di visitare la val di Funes non solo un'opzione per chi cerca tranquillit e bellezza autentica, ma anche una scelta ecologica e consapevole, che sostiene un modo rispettoso di vivere e far vivere la montagna.

In un mondo dove il turismo di massa e il desiderio di apparire rischiano di omologare e svilire luoghi di straordinaria bellezza, la Val di Funes ci ricorda che un'alternativa possibile, e che preservare l'autenticit di un territorio il modo migliore per garantirne la bellezza per le generazioni future.


Informazioni utili

Se scegliete di visitare la val di Funes, ecco alcune informazioni che potranno tornarvi utili.

Alloggi

I paesi pi comodi in cui alloggiare sono Santa Magdalena, che l'ultimo paese della valle, e San Pietro, circa 3 km prima, da dove parte la strada per il passo delle Erbe. Se volete ammirare le Odle, dovete scegliere il versante nord della valle (che quello soleggiato). Sull'altro versante sar possibile vedere le Odle di Eores o i contrafforti del Sass di Putia. Oh, sia chiaro: alla fine qui tutto meraviglioso, basta esserci.

Il sito ufficiale il posto migliore da cui partire per la ricerca di un alloggio. L'offerta varia, non troverete mega alberghi a 5 stelle, ma qualcosa di meglio: un'offerta di altissima qualit per tutti i portafogli; c' solo l'imbarazzo della scelta. Nelle tre strutture (appartamenti) in cui abbiamo alloggiato, relativamente economiche, ci siamo trovati benissimo e le consiglierei senza dubbio. Nel caso fossero tra le opzioni disponibili per l'alloggio, li elenco cos potete farvi un'idea.

  • Pineiderhof. Si trova all'inizio della strada per il passo delle Erbe, presso San Pietro. Lontano dal centro, ma la signora porta tutto ci che serve per la colazione. Il pezzo forte, anzi fortissimo, la vista panoramica sulle Odle. Le potrete ammirare in tutta la loro commovente bellezza: di notte, illuminate dalla Luna, al tramonto, quando l'Enrosadira d spettacolo, e ogni volta che sentirete il bisogno di qualcosa di bello. Loro sono l, per dare conforto agli occhi e scaldare il cuore (eh, s, io sono innamorato di queste montagne). La foto che vedete all'inizio dell'articolo scattata da l.
  • Proderhof, a Santa Magdalena. Anche qui vi portano tutto il necessario per la colazione, ma essendo in paese non complicato rifornirsi la mattina. Vista sulle Odle, questa volta dal basso e parziale, ma l'appartamento davvero spazioso e arredato con gusto, come quasi tutti in Alto Adige.
  • Planerhof, poco prima di San Pietro. Qui le Odle non le vedrete, se non nella gigantografia presente in cucina, ma l'ospitalit dei proprietari vi far sentire a casa vostra (e magari lo fosse veramente). L'appartamento curatissimo e spazioso. Noi ci siamo stati in autunno, per il ponte del 1 novembre, e dato che siamo arrivati molto tardi, verso le 22, la signora ci ha fatto trovare dolci, latte, pane e tutto il necessario per la colazione dei giorni a venire. Siamo stati anche invitati per una castagnata presso il loro giardino. Saranno anche freddi, ma l'ospitalit che abbiamo trovato in questi posti altrove ce la scordiamo...

Shopping

La spesa si pu fare nell'unico negozio di Santa Magdalena, oppure a San Pietro, dove potrete trovare un piccolo market e un panificio abbastanza fornito, proprio al centro del paese. Non cercate altri tipi di negozi, perch non ci sono! E ovviamente niente discoteche, locali alla moda, niente caos. Anche questo il bello della Val di Funes.

Mangiare

Viste le dimensioni degli paesi, l'offerta limitata. A San Pietro c' un ristorante di un hotel, il Viel Nois. Quando abbiamo deciso di andarci era giorno di chiusura settimanale, ma la sensazione che meriti una sosta. Poco pi in alto, sulla strada per il passo delle Erbe, si trova un ristorante/pizzeria dove si mangia bene, il Dreimdelhaus, ma nell'autunno 2024 era chiuso. Abbiamo quindi ripiegato sul Waldschenke, che si trova di fronte al parcheggio di Santa Magdalena, poco oltre la chiesetta di San Giovanni in Ranui. C' forse qualcos'altro a Santa Magdalena, noi fuori stagione abbiamo trovato sempre poco. L'alternativa tornare in val d'Isarco, magari a Chiusa, dove c' un ristorante/birreria dall'arredamento molto particolare in cui abbiamo sempre mangiato benissimo e che non deluder: il Gassl Bru.

Parcheggi

La maggior parte delle escursioni partono dal parcheggio di Malga Zannes, raggiunto da una strada ben mantenuta anche in inverno, sono 6 km da Santa Magdalena.

Anche se la valle non frequentatissima, vanno tutti l. Il parcheggio abbastanza capiente, ma se arrivate tardi, in periodo di alta stagione (natale e capodanno) potreste non trovare posto. A noi non mai successo ma siamo mattinieri ed bene sapere che comunque possibile prenotare un posto, basta farlo entro il giorno precedente sul sito ufficiale della Val di Funes. Il costo del parcheggio di 8. A Santa Magdalena i semafori informano della disponibilit di posti, se lo trovate rosso e non avete prenotato inutile provare a salire, non c' alcuna possibilit di parcheggio lungo la strada e sar necessario raggiungere la malga con l'autobus da Santa Magdalena.

Slittini

Come detto, questa la valle degli slittini. Si possono noleggiare in tutti i rifugi della valle (10 nell'inverno 2025) e si lasciano nelle aree apposite. Al rifugio delle Odle, quando c' luna piena, anche possibile una discesa notturna. Generalmente le piste passano tutte per la malga Zannes, dove possibile lasciare lo slittino. La pista che parte dal rifugio delle Odle, invece, arriva direttamente a Santa Magdalena, alla chiesa di San Giovanni in Ranui. Se avete lasciato la macchina al parcheggio di Malga Zannes dovrete lasciare lo slittino in un'area predisposta lungo la pista e camminare per una ventina di minuti fino al parcheggio. Se volete percorrere tutta la pista allora necessario prendere l'autobus da Santa Magdalena. Oppure, se siete almeno in due, trovate uno che si sacrifichi per andare a riprendere la macchina. Gli altri continueranno la discesa fino alla fine. Io, per due volte, mi sono sacrificato. La prossima col cavolo 🙂

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